Via Giuseppe Sacconi 4b - Roma

Non si può negare che la pandemia legata al coronavirus ha cambiato il mondo e le abitudini quotidiane a tutti livelli: lavorativo, sociale e addirittura familiare.

L’alta contagiosità di questo virus rende difficile quasi ogni tipo di rapporto. Lo studio dentistico, luogo di cure proprio del cavo orale da cui fuoriescono le “famose” particelle di saliva (Droplets), è un luogo sicuro o no?

La risposta è sì, perché da sempre lavoriamo a 30 cm dalla bocca, e da sempre abbiamo imparato ad applicare scrupolosamente le linee guida che ci permettono di lavorare in sicurezza.

Ora siamo tutti giustamente preoccupati dal COVID-19, ma noi da sempre ci siamo e vi abbiamo difeso da ogni tipo di virus e agente infettivo: epatiti, HIV, virus influenzali e para influenzali, coronavirus e qualsiasi altro genere di patogeno presente nella bocca.

Tornando indietro con la mente, ora sono sicuro che state apprezzando quei gesti e quelle attenzioni che vi sembravano scontate, come avere strumenti sterili e imbustati aperti davanti a voi ogni volta che si comincia una terapia, quell’odore di disinfettante che magari non vi piaceva, o quei minuti di attesa tra un paziente e l’altro.

Minuti preziosi in cui avveniva (e avviene tuttora a maggior ragione) un’attenta pulizia, disinfezione e sanificazione.

 

Come ti proteggiamo oggi nel nostro Studio dentistico?

Chi ha avuto la necessità di tornare in uno Studio Dentistico alla fine del Lockdown, ha comunque notato dei cambiamenti:

  • Difficilmente ha incontrato altri pazienti, in quanto cerchiamo di non far sostare più di una persona in sala di attesa.
  • Appena arrivati in studio viene misurata la febbre e vengono disinfettate le mani.
  • Viene fornita una mascherina e si compila il Triage.

Anche il saluto è limitato (purtroppo): quanta fatica non poter stringere le mani e abbracciare quei pazienti ormai amici!

 

Prima di cominciare la seduta, si esegue non più solo lo sciacquo con il disinfettante generico alla clorexidina, ma anche un altro sciacquo con il c.p.c. (Cetil piridinio cloruro).

Questo collutorio è in grado di ridurre la quantità di particelle virali presenti nella saliva, fino a sei ore dopo lo sciacquo.

Quindi nel tempo che il paziente (potenzialmente asintomatico ma portatore di virus) è nella sala operativa o nello studio, avrebbe poca possibilità di diffondere il virus all’interno dell’ambiente.

Particelle virali che comunque incontrerebbero:

  • protezioni monouso ovunque
  • operatori con doppio camice (di cui quello esterno sterile e mono-paziente)
  • doppia mascherina (anch’esse sterili e mono-paziente)
  • un potente sanificatore ambientale a raggi ultra violetti che abbiamo installato in ogni sala operativa e nelle aree comuni

 

Abbiamo unito i protocolli abitudinari a quelli più rigorosi che ci sono stati indicati dall’Istituto Superiore della Sanità. Ma abbiamo voluto anche aggiungere il buon senso, in veste di medici e di buoni padri di famiglia.