Molti pazienti (giovani e non) vengono in studio con piercing sulle labbra e sulla lingua. Spesso mi capita, purtroppo, anche vedere i segni non sempre positivi della loro presenza. Purtroppo labbra e lingua sono in continuo movimento, e le componenti in metallo sbattono sui denti e sulle gengive.
Analizzando i denti in translucenza (per intenderci mettendoci vicina la luce blu che si utilizza nelle otturazioni “bianche”) spesso si vedono una miriade di frastagliature causate dalle microfratture non visibili dello smalto. Queste già normalmente sono presenti sui denti di molti pazienti, ma nei portatori di piercing sono molte di più.
Uno studio scientifico del 2016 ha evidenziato come il 26% di chi ha un piercing alle labbra presenta scheggiature o fratture ai denti visibili ad occhio nudo, mentre nel caso del piercing alla lingua la percentuale sale al 37%.
Frequenti sono le fratture anche in chi ha il vizio di mordicchiare il gioiello. Altro grave problema è il continuo impatto con le gengive, che porta queste a ritirarsi e ad allontanarsi dalla posizione in cui dovrebbero essere.
Questo accade sia sulla superficie esterna dei denti che sulla parte interna. Questo abbassamento gengivale non è reversibile, portando alla scoperta della radice di uno o più denti (che appaiono quindi più lunghi).
Solo un intervento di chirurgia gengivale può riportare il livello delle mucose all’altezza corretta.
Inoltre, la bocca contiene milioni di batteri che interagiscono sempre con gli oggetti “estranei” al corpo che vi vengono inseriti. Per questo motivo il rischio di infezione e gonfiore nei piercing orali (spesso a causa dell’accumulo di tartaro) è più elevato rispetto a quelli esterni al cavo orale.
