Lo sbiancamento dei denti avviene grazie a delle sostanze chimiche: la più usata è il perossido di idrogeno (acqua ossigenata). Questo prodotto, nella giusta concentrazione, viene applicato sul dente e lasciato agire da solo (o in associazione a una fonte di luce, che lo rende più efficace e veloce).
Sui denti più scuri l’applicazione può essere ripetuta altre volte, sempre nella stessa seduta, al fine di ottenere un risultato pienamente soddisfacente.
Un’altra sostanza utilizzata per lo sbiancamento è il perossido di Carbammide, usato spesso nella metodica che prevede delle mascherine consegnate al paziente, che vanno usate ogni giorno per qualche ora.
Oltre al componente principale, il perossido in varia formula e concentrazione, ci sono delle sostanze additive che servono a eliminare i rari effetti collaterali dello sbiancamento, cioè un arrossamento momentaneo del margine gengivale o un aumento della sensibilità al caldo o freddo nei giorni successivi.
Da qualche tempo è possibile rendere i denti ancora più banchi grazie alla luce LED, un sistema che permette l’applicazione di una luce fredda sui denti attraverso delle mascherine speciali (collegabili addirittura a uno smartphone).
